Archive for Novembre, 2006
Tutto è tag
L’unità di misura dell’informazione online è il tag. Ciò che non è associabile a un tag, semplicemente non esiste.
L’organizzazione dell’informazione online, strutturata da database e algoritmi di ricerca, sta imponendo alla conoscenza umana una formalizzazione logica che prima non aveva. O meglio, le logiche formali, da molti considerate troppo artificiali per dare conto della incredibile varietà espressiva del linguaggio umano, stanno rientrando dalla finestra regolando la categorizzazione delle informazioni su Internet.
Possiamo semplificare così uno dei principi di base della logica predicativa (o logica del primo ordine, Hilbert & Ackermann, Grundzüge der theoretischen Logik, 1938): ogni proposizione, ogni idea può essere identificata dall’insieme dei predicati (proprietà) a cui appartiene. Prendiamo per esempio un’auto di marca conosciuta: possiamo associare a questo oggetto la proprietà di essere un’automobile, di essere costruita da una marca particolare, la cilindrata, e così via. Ogni proprietà, a sua volta, può essere vista come un insieme di tutti gli oggetti che possiedono quella proprietà. La logica predicativa è quindi strettamente legata alla teoria degli insiemi, anzi, possiamo dire che è un’altro modo di enunciare la teoria degli insiemi nel mondo del linguaggio.
Ora, che cos’altro è un insieme su Internet se non un database? Associare un contenuto a un tag significa inserirlo all’interno di un database, nell’insieme di tutti i contenuti che possiedono quel tag. L’interrogazione (o query) su quella proprietà specifica, infatti, ci restituirà tutti i contenuti che possiedono quel tag, mentre per identificare in modo più preciso il nostro oggetto di partenza (l’automobile) dovremo elencare il maggior numero possibile di proprietà. Non ci basta scrivere “automobile” in un motore di ricerca: dobbiamo aggiungere la marca, il modello, la cilindrata e l’anno di fabbricazione. Ci sono tag che hanno un peso maggiore di altri (come per esempio il brand) perché da soli sono in grado di portarci molto vicino all’oggetto particolare che stiamo cercando , mentre altri (automobile) sono talmente generici da risultare quasi inutili.
Costruire una buona interrogazione in un motore di ricerca è ormai una competenza fondamentale, tanto da giustificare la pubblicazione di libri sull’argomento e l’insegnamento in corsi scolastici. Più specialistica ma altrettanto importante è la competenza complementare: assegnare i giusti tag (keyword) ai contenuti online in modo da ottimizzare la catalogazione da parte dei motori di ricerca e dalle directory. Ecco quindi che inconsapevolmente siamo obbligati a dare una struttura logica predicativa a tutte le informazioni che viaggiano su Internet. Ogni concetto deve avere i suoi tag, o le sue keyword. Perché un contento online che non è in un database è irreperibile: nessuna ricerca o interrogazione riuscirà a portarci su quella pagina. E nella struttura di Internet attuale, se una pagina è irreperibile allora non esiste.
No commentsIl cane sognatore
Come tutte le sere, Ziko si era addormentato su divano. E stava sognando. Solo che Ziko non era un cane normale. Tutti i cani sognano: sognano di correre, di trovare un osso di brontosauro, di scavare una buca gigantesca. E quando sognano a volte muovono le zampe come per correre, la bocca come per abbaiare, la coda perché sono felici.
Ziko, diversamente dagli altri cani, faceva sogni più complicati. Quella sera sognava di essere in viaggio. Era un viaggio molto lungo, faticoso, ma aveva deciso di partire per scoprire il mondo. Voleva vedere di persona, anzi, di cane, tutti quei posti meravigliosi di cui parlava sempre la televisione. Si era preparato nei giorni prima, mettendo da parte ogni giorno qualche biscottino, un osso, un pezzo di pane. La frutta e la verdura aveva deciso che sarebbe stata d’impiccio e nel suo fagotto non c’era abbastanza spazio.
Poi, dopo aver salutato amici, padroni di casa e i vicini, era partito. Cammina e zampetta, corri e annusa, dopo un po’ era arrivato alla fermata dell’autobus. “Mica me la voglio fare di corsa fino dall’altra parte del mondo”, pensò. “L’autobus è più comodo e quei pazzi in auto non potranno fare a gara per tirarmi sotto”. L’autista dell’autobus lo accolse con un gran sorriso: “vedo dal tuo fagotto che stai partendo per un lungo viaggio” gli disse. “Accomodati, puoi arrotolarti sui sedili in fondo”. E così Ziko si diresse verso la coda dell’autobus, passando a fianco a una vecchina che lo squadrò dall’alto in basso, di una coppia intenta a litigare e di un gigantesco omone grassissimo addormentato.
I sedili in fondo non erano male, soprattutto la vista dal vetro posteriore: si poteva vedere la strada percorsa, con gli alberi che correvano via a tutta velocità, le persone, le case tutto il mondo che passava. “Sembra di essere in televisione”, pensò. Un uomo si era fermato a guardarlo, con una faccia sorpresa, quasi che fosse strano vedere un cane in viaggio in autobus con il suo fagotto. Lo aveva guardato solo per un istante perché poi una donna lo aveva preso per un braccio e trascinato via di forza, verso una casa.
Dopo aver visto passare centinaia di strade diverse, migliaia di case, e un numero di alberi superiore a tutti quelli che aveva mai visto in vita sua, Ziko sentì l’autista dell’autobus chiamare: “ehi cagnolino, siamo arrivati alla tua fermata: tutti i cani in viaggio come te si fermano qui”. “Ottimo” -pensò Ziko - “avevo giusto bisogno di sgranchirmi le zampe e fare un bisognino”. E così scese alla fermata, seguito dalla vecchina malmostosa e dalla coppia litigiosa. Il grassissimo era rimasto sull’autobus, forse addormentato.
Dopo aver trovato un albero comodo per fare pipì, Ziko si avviò in esplorazione di questo nuovo mondo. Si trovava in un paese nuovo, ovviamente, però c’era qualcosa di famigliare. Anche qui avevano la brutta abitudine di ricoprire la terra con l’asfalto nero: non si capiva perché, dato che d’estate ci si scottava le zampe e d’inverno era freddo come il cemento. Anche in questo nuovo paese la gente si muoveva in automobile, e sembrava avere particolarmente fretta: macchine che andavano e venivano, si fermavano rapidamente per vomitare fuori una persona e ripartivano. Forse stava per succedere qualcosa di importante se tutti correvano in quel modo. E decise di andare in centro al paese per chiedere maggiori informazioni.
Ma più si avvicinava al centro e più il paesaggio gi sembrava familiare. Le case avevano lo stesso colore di quelle che si trovavano vicino a casa sua. Gli alberi lo stesso odore. Solo le persone sembravano avere volti diversi, ma si comportavano comunque allo stesso modo. Chi si avvicinava e gli strapazzava le orecchie in segno d’affetto (fastidioso affetto), chi lo guardava storcendo la bocca e si spostava dall’altra parte della strada, chi non si accorgeva nemmeno di lui e quasi gli camminava sopra.
“Certo che ho fatto così tanta strada”, pensò, “e alla fine mi trovo in un paese che è uguale al mio. Stessi odori, stesse persone, solo che qui vanno ancora più di fretta”. E mentre inizia a sentire nostalgia di casa sua, una mano gli accarezzò la testa e una voce disse “Ziko, sveglia”. E Ziko si svegliò.
Alberto Mari
12 novembre 2006
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