Archive for Novembre, 2005
Colui che rompe tutto!
Ovvero il significato del nome Alberto. Dal sito Ora et labora.
Alberto è generalmente considerato un accorciativo del nome originario Adalberto, di origine germanica, di cui conserva lo stesso significato “di nobile stirpe“. Il nome è attestato dall’VIII secolo nelle forme latinizzate. La forma abbreviata è in seguito diventata più utilizzata ed ha avuto un ruolo maggiore rispetto a quella completa.
Etimologia:
Nell’antico germanico “Adal” (in latino nobilis), da cui il moderno “Edel”, significa “nobile” o “di stirpe distinta”. La seconda parte del nome potrebbe discendere da “beraht” (in latino splendedissimus), anch’esso forma superlativa dell’antico tedesco che ha lo stesso significato di “splendentissimo, illustrissimo“.
Da questa radice germanica deriverà poi il latino Adalbertus o Albertus, insieme ad altre forme meno usuali come Adalpretus, Adelpretus e Adelbertus.
Un’altra etimologia lo vede derivare da ala- e bertha-, con lo stesso significato di “molto illustre, famoso“, oppure, forse scherzosamente, da “all” e “brecht”, che significa “colui che rompe tutto”.
No commentsIl sogno dell’isola americana
Un bestseller sta facendo parlare di sè in Italia come all’estero. Come in ogni buon romanzo ci sono i buoni e ci sono i cattivi, c’è chi lotta per la salvezza del pianeta e chi lo minaccia a fini di dominazione politica o economica. Da un lato le multinazionali del profitto e dall’altra i gruppi ambientalisti che gridano al mondo il pericolo del riscaldameno globale e dell’effetto serra. Un copione già visto? Non proprio, dal momento che in questo caso gli ambientalisti sono i cattivi e le multinazionali i buoni. Sto parlando di State of Fear, di Michael Crichton.
Il riscaldamento globale? Una bufala! Effetto serra? E chi l’ha mai dimostrato! Il mondo in pericolo? Sì, ma solo dagli ecoterroristi. Insomma, un inno al progresso e all’ottimismo americano che, di grida d’allarme ambientaliste proprio non ne vuole sentir parlare. La società consumista viene esaltata dai SUV ultrainquinanti che scorrazzano felici all’interno dei parchi naturali, oasi verdi minacciate solamente dai terroristi delle ong ambientaliste e non dalle emissioni di gas serra. L’aumento dei livelli di CO2, infatti, finché non sarà dimostrato dall’unanimità della comunità scientifica quanto sia dannoso per l’ambiente, altro non è che il felice prodotto di una società positiva ed evoluta.
Lo stato di paura è allora quello creato dai terroristi, nelle loro diverse declinazioni. Qui il terrore è nella forma di gruppi estremisti in grado di pilotare fenomeni atmosferici estremi e uccidere persone in nome della causa ambientale. Lo stato di paura è quello creato da una comunità pessimista esterna all’america - o per lo meno alla classe media americana - che diffonde allarmismi ingiustificati per ottenere accesso alla propria fetta di finanziamenti e di ricchezza.
Ancora una volta l’America conferma di vivere in un’isola anacronistica: da un lato l’ottimismo del progresso (e della crescita) senza limiti, dall’altra lo stato di paura creato dal resto del mondo. Il diverso, il mondo della povertà, dell’inquinamento, del rischio per la sopravvivenza di intere popolazioni è quanto più fa paura all’americano medio. Che per mettere a tacere questa minaccia la schiaccia sotto la confutazione di una società a crescita illimitata. In fondo tutto può essere mercificato quindi anche l’operato di un gruppo ambientalista, in questo libro, si misura in termini di milioni di dollari di finanziamenti.
L’abilità narrativa di Crichton votata alla causa del defunto sogno americano è davvero sprecata. Tutto quello che gli americani vogliono quotidianamente sentirsi dire per essere felici e sicuri sulla loro isola, lo possono trovare già negli atti del Congresso e nei discorsi del loro Presidente.
Da inorridire.
